Pordenone, lì martedi 26 settembre 2017 - 20:23
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Piero Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901 da Giovanni Battista e Angela Canuto, I genitori, trasferitisi da Andezeno, nelle vicinanze di Chieri, avevano aperto a Torino una drogheria nella centrale via XX Settembre. Negli anni del Liceo scriverà di sé in terza persona: "gli pesava un'amarezza, uno sconforto, che nei ragazzi di dodici anni segnano inquietudini fruttuose. Si vedeva troppo poco stimato, troppo solo, troppo malsicuro del domani. Aveva dei dubbi strani sulle sue stesse attitudini [...]

Un'adolescenza che s'ispirava a motivi così integrali doveva dargli una tragica forza". Nel 1916 si trasferisce alLiceo Classico "V.Gioberti", dove conosce la futura moglie Ada Prospero (nella foto). Fra i suoi docenti Umberto Cosmo (Lettere) e Balbino Giuliano (Filosofia). Quest'ultimo è un gentiliano collaboratore della rivista "L'Unità " diretta da Gaetano Salvemini. che gli ispira quei sentimenti di patriottismo e di interventismo democratico che sono propri del Salvemini e che spingerano Gobetti ad anticipare di un anno l'esame di maturità, superato nell'estate del 1918 per poi partire volontario.

A guerra finita s'iscrive alla Facoltà diGiurisprudenza a Torino. Tra i suoi docenti vi sono Luigi Einaudi, da cui "rafforza il suo primitivo, spontaneo antistatalismo, in cui s'incontrano liberalismo, liberismo e libertarismo;Luigi Farinelli, Gaetano Mosca, Giuseppe Prato, Francesco Ruffini e Gioele Solari, con il quale nel giugno del 1922 sosterrà la tesi di Laurea, ottenuta a pieni voti, discutendo su "La filosofia politica di Vittorio Alfieri".

Nel settembre di quell'anno aveva scritto ad Ada d'aver "…deciso di fondare un periodico studentesco di cultura che s'occuperà di arte, letteratura, filosofia, questioni sociali [...] è fatto di soli giovani [...] si tratta di opera di intensificazione di cultura e di azione [...] e tutti i giovani devono aiutarla". Nel primo numero del quindicinale "Energie Nove ", scrive di voler "portare una fresca onda di spiritualità nella gretta cultura di oggi [...] non c'è mai momento inopportuno per lavorare seriamente".

Ila Rivista è ispirata alle idee liberali di Einaudi, molto vicina all'Unità di Salvemini, del quale, non casualmente, riporta, nel secondo numero, l'aspra critica alla classe dirigente della politica italiana: "L'Italia ha vinto. Ma se avesse avuto una classe dirigente meno incolta, più consapevole delle sue tradizioni e dei suoi doveri, meno avida moralmente, avrebbe vinto assai prima e assai meglio [...] È finita o sta per finire una guerra. Ne comincia un'altra. Più lunga, più aspra, più spietata". La "guerra più lunga e spietata" cui si riferisce Salvemini è quella della riforma del Paese che, nelle intenzioni di Gobetti, dovrebbe essere innanzi tutto culturale e morale, e per la quale ritiene indispensabile l'affermarsi di valori quali "…serietà e intensità al lavoro" parametri di quell'"idealismo militante che ha animato "La Voce"…" di Giuseppe Prezzolini, altro nume ispiratore del giovanissimo Gobetti. Gobetti e la "Lega democratica".    { leggi tutto }